IL BOOM DELLE VENDITE DI CUCCIOLI DI CANE: GRAZIE AL COVID…

Non so in quanti di voi abbiano notato il fenomeno che, da un po’ di tempo a questa parte, si vede nelle strade e nei giardini pubblici.

Mi chiederete di quale fenomeno parli, visto che con le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria c’è ben poco da vedere.

Eppure io vi dico che, stando bene attenti, l’avrete visto anche voi, anche se forse non vi siete soffermati ad analizzarlo.

Mi sto riferendo al grande numero di cuccioli di cane, prevalentemente di razza, che girano in città.

A farmi notare la consistenza della situazione, già peraltro confermatami da un medico veterinario, è stato un collega il quale così si è espresso: “Ho cani da 20 anni e li porto da 20 anni al parco. In tutta la mia vita non ho mai visto tanti cuccioli”. 

Le canine hanno partorito di più e quindi vi è stata una sovrabbondanza di prole? Probabilmente in parte è vero in quanto suppongo che sia stata la grande domanda di cuccioli di cane ad alimentarne il mercato, non ultimo quello nero del traffico illegale di cuccioli dall’est Europa. 

Un mondo meraviglioso, direte voi, con tante famiglie che, indipendentemente dalla modalità,  hanno deciso di prendere un animale con se’ nel periodo di lockdown.

Un mondo per nulla meraviglioso voglio rispondervi io che, purtroppo, mi sono già confrontata con il rovescio della medaglia.

Alcune volontarie che si occupano di adozioni di cani e gatti mi hanno rappresentato come non passi giorno in cui non vi sia una rinuncia di proprietà. Cosa significa? Tralasciando i casi ineluttabili in cui i proprietari sono morti per via del COVID e gli animali non sono stati accolti da parenti o amici, molte persone, stanche di quello che prima era un batuffolo di pelo morbido che tenevano in braccio e coccolavano, hanno semplicemente deciso di dismetterne la proprietà. Prima quindi, presi dall’euforia di avere un cane, magari anche per giustificare l’uscita all’aperto, si sono precipitati (tanti) negli allevamenti, (molti meno) nei canili alla ricerca di un cucciolo. Fatto che in se’ non rappresenterebbe una nota di biasimo, se non per il fatto che, cresciuto l’animale, esso non ha più confluito su di se’ l’interesse iniziale oppure, effettuata una scelta su un cane di gestione più complessa, si è deciso che forse era meglio lasciare quello per prenderne un altro. 

Il problema resterà perennemente irrisolto sino a che non ci sarà una reale e partecipata comprensione di cosa significhi prendersi in carico un animale e averne cura.

Ma sino a che la legge permetterà a chi dismette un cane dopo l’altro di poter comunque far accesso al mercato degli allevamenti per l’acquisto di un essere, non solo vivente ma senziente, senza alcun controllo, continueremo a essere il cane che si morde la coda.

Ciò che serve è una regolamentazione rigida, che imponga all’aspirante proprietario e famiglia un corso propedeutico all’accoglimento di un animale in casa e la creazione di una banca dati che permetta una selezione degli adottanti sulla scorta dei comportamenti eventualmente tenuti verso gli animali e sulle eventuali rinunce di proprietà. Ritengo che vorrete convenire che non possiamo paragonare il proprietario di un cane a quello di una macchina. Nessuno avrà nulla da dire all’automobilista che, essendosi accorto di aver acquistato un auto troppo grande, decida di venderla e prenderne una più piccola.

Ebbene. La legge, come per l’auto, consente la rinuncia di proprietà di un cane, che magari è cresciuto troppo rispetto a quando preventivato,  e anche che questo soggetto possa prendere altri animali pur avendone lasciati alcuni al canile.

Comprenderete che si tratta di una aberrazione giuridica. Noi tutti ci rendiamo conto che una cane è un essere vivente; un’auto è un oggetto inanimato.

I proprietari dovrebbero essere consapevoli che l’adozione di un cane dovrebbe essere un impegno per la vita e non un’esperienza di gioco limitata a un periodo di emergenza che, si ritiene, comunque finirà nell’ulteriore consapevolezza che l’animale crescerà e che finito il periodo di smartworking non si avrà più lo stesso tempo di prima da dedicargli. E lo sanno bene tutti i cani, anche di razza, i cui proprietari hanno deciso di dismetterne la proprietà in quanto,  stancatisi dell’accudimento o incapaci di gestire l’animale che hanno preso per capriccio, hanno deciso che tanto ci sarebbe stato qualcun altro a prendersi cura di loro.

Lo sanno bene, quei cani…quelli che aspettano che il proprietario torni un giorno a riprenderli con se. 

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